2026
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Gemona - Casa Madre: L'OLIO DELLA SPERANZA: QUANDO IL CUORE SI FA CAREZZA E SACRAMENTO
2026
Il giorno 11 febbraio, memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, abbiamo celebrato in Casa Madre la Giornata Mondiale del Malato. È stato un momento di profonda comunione, durante il quale è stato amministrato il Sacramento dell’Unzione degli infermi alle nostre sorelle ammalate. Attraverso questo segno di grazia abbiamo invocato la forza dello Spirito Santo affinché doni loro sollievo nel corpo e pace nello spirito, ricordando che la sofferenza, se vissuta nella fede, diventa luce per tutta la comunità.
La Santa Messa è stata presieduta da fra Alfonso Cracco il quale, durante l’omelia, ha offerto una profonda riflessione sul messaggio di Papa Leone XIV per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato, dal titolo: “La compassione del samaritano: amare portando il dolore dell’altro”.
Fra Alfonso ha sottolineato come l’invito del Pontefice si apra come un varco silenzioso nel cuore dell’uomo: l’amore, quello vero, non è mai immobile o statico. Esso è un soffio dello Spirito che spinge in avanti, un movimento mite e fecondo che ci conduce, passo dopo passo, verso il volto e le ferite dell’altro.
L’amore vero accade quando ci lasciamo toccare, quando ci fermiamo, quando ascoltiamo. Diventare “prossimo” è un atto interiore prima che esteriore: un piccolo sì, umile e nascosto, che nasce dalla libertà e che ci rende simili a Cristo, pellegrino di misericordia.
Nel mistero cristiano, la cura dell’altro diventa un cammino che attraversa anche le nostre ferite. Non è un gesto eroico, ma un lento aprirsi del cuore. Isaia ci ricorda che il digiuno che Dio desidera è fatto di gesti semplici: un pane diviso, una porta spalancata, uno sguardo che accoglie chi è smarrito. È in questi gesti di dono silenzioso che le nostre lacerazioni cominciano a guarire. Non nella chiusura, non nell’ombra della lamentazione, ma nel rischiare l’incontro e il servizio.
L’invito finale è a entrare, senza fretta, nel Mistero Pasquale: non come un concetto da capire, ma come una soglia da attraversare. Santa Bernadette lo fece lasciandosi guidare da Maria, nel nascondimento e nella docilità. Così anche noi, quando scegliamo di amare e di prenderci cura, permettiamo alla nostra luce interiore di riaccendersi. È allora che la sofferenza, accolta e offerta, non schiaccia ma trasfigura: diventa possibilità di rinascita, spiraglio di risurrezione, luogo dove la realtà si apre e ci svela il volto di Dio.
Alla fine della celebrazione, con il cuore pieno di gioia, ci siamo ritrovate nella Sala di comunità e abbiamo condiviso una merenda fraterna.

