Il giorno 22 dicembre 2018 all’Asisium si è tenuto un concerto di Natale. L’iniziativa ha coinvolto per la prima volta i nostri insegnanti della scuola, genitori e figli e anche le suore. È stato un momento molto bello e pieno di spirito natalizio; attraverso il canto essi hanno voluto far sentire l’entusiasmo che hanno provato durante tutto il tempo di preparazione per esprimere quanto sia bello il lavoro e l’impegno fatto con lo spirito di condivisione della propria fede.
Vi lasciamo una testimonianza di un genitore della nostra scuola che ha partecipato insieme a tutta la sua famiglia:
"Quest'anno per Natale, ho aderito alla proposta del maestro Simone (insegnante religione delle elementari Asisium), di preparare un coro natalizio.
Ho partecipato con mia moglie e due dei miei tre figli (cosa per nulla scontata).
Hanno aderito alcuni professori, alcune famiglie, alcuni genitori e alcune suore. Eravamo circa 50 (cosa affatto scontata...).
La preparazione, prima, e il concerto, poi, sono stati veri e propri gesti: atti cioè che hanno sempre rimandato, almeno come tentativo, al Significato ultimo del nostro cantare insieme, provare insieme, ridere insieme, sbagliare e richiamarsi: Gesù, Dio con noi.
Ogni scelta ha avuto questo come scopo: aiutare ed aiutarci a stare davanti a Lui.
Per questo le prove sono sempre iniziate e terminate con la preghiera; per questo il concerto si è tenuto in Chiesa; per questo alcuni canti sono stati introdotti da brevi scenette. Una fra tutte: San Francesco che realizza il primo presepe a Greccio, con alcuni di noi che durante il canto si trasformano in un piccolo presepe vivente.
Un avvenimento nell'avvenimento.
Per questo le suore provenienti dall'India hanno danzato: il loro gesto di lode e di ringraziamento a Dio.
Un avvenimento nell'avvenimento.
Per questo Gesù bambino era un bimbo vero: perché la realtà aiuta, anzi, è il trampolino che ci fa entrare nel Mistero di Dio fatto uomo.
Il concerto si è tenuto la sera del 22 dicembre... InCanto di Natale.
Non è stato uno spettacolo, ma il tentativo (pieno di imperfezioni) di condurre noi coristi e tutte le persone che hanno assistito sulla soglia della Capanna di Betlemme per stare davanti a quel Bambino.
E questo, a giudicare dai volti di chi c'era, è accaduto!
E allora, adesso, grati per quanto vissuto insieme, continuiamo a domandare di restare davanti a Lui..."
Valerio Larosa
InCanto dicembre 2018 from Francescane Miss. Sacro Cuore on Vimeo.
Noi, membri della Delegazione "Vergine di Copacabana", eretta in aprile 2017, ci siamo riunite per partecipare agli esercizi spirituali, nella località di Tarata-Cochabamba, presso il centro di spiritualità francescana, tenuto dall’Ordine dei Frati Minori.
Gli esercizi spirituali sono stati guidati da padre Tomás Kornaki OFM, che ci ha accompagnato duranti i giorni di grazia, aiutandoci ad approfondire argomenti relativi all'importanza del combattimento spirituale quotidiano. Esso si manifesta tramite l'esperienza della speranza, la preghiera personale e comunitaria ed inoltre la vita in fraternità. La vita fraterna, infatti, si arricchisce con il prendersi cura e maturare nell’interesse verso le utopie francescane, ossia verso gli ideali di santità, allo scopo di renderci testimoni credibili della nostra vita di consacrate al Signore.
Questo ritiro ci ha fatto capire il senso e l’importanza di poterci allontanare per alcuni giorni dall’attività apostolica, così da dedicarci meglio a riflettere sulla necessità del rinnovamento spirituale. Gli esercizi ci hanno permesso di condividere il nostro vissuto. In questo modo abbiamo potuto capire ed esprimere il valore del tempo con le sue gioie e preoccupazioni, e come pure il coraggio per le nuove sfide che esso ci fa assumere, come attenzione e risposta alle esigenze della società attuale.
L’esperienza di essere presenti e poter condividere insieme momenti intensi di preghiera e di serena fraternità, ci ha fatto provare vero entusiasmo “nella bellezza di essere fraternità e di essere sorelle tra le FMSC, in missione”.
Siamo grate al Signore della vita per averci concesso, tramite questi giorni, la grazia di vivere l’incontro personale con Dio e la gioia di sentirci sorelle.
Sorelle della Delegazione “Vergine di Copacabana”
Fin dall’inizio di questo nuovo anno 2019, vogliamo augurarvi abbondanti benedizioni del Signore e chiedere la protezione amorosa di Maria nostra Madre nel cammino quotidiano verso il suo amato Figlio. Condividiamo l’omelia di fra Ignacio Ceja OFM nella solennità di Maria Santissima, Madre di Dio; l’Eucaristia è stata celebrata nella cappella della nostra casa Generalizia “Asisium”.
Cari fratelli e sorelle, celebriamo l’ultimo giorno dell’ottava di Natale, con la solennità di Maria Santissima, Madre di Dio, ed iniziamo il nuovo anno solare 2019. Ringraziamo Dio per tutti i benefici che ci ha concesso durante l’anno appena finito e ci affidiamo alla sua bontà per il nuovo anno che comincia.
Tutti gli eventi della nostra vita, personale, familiari, sociali che vivremo durante questo anno, vogliamo consacrarli al Signore e metterli sotto la protezione della Madonna, confidando nella sua intercezione presso Suo Figlio, affinché possa essere un anno di gioia e di pace per tutti noi e per il mondo intero. La festa della Madre di Dio e la Parola appena ascoltata ci mettono davanti al mistero che è la fonte della nostra gioia, della nostra speranza, e del nostro impegno nella carità: il Figlio di Dio fatto uomo nel seno della Vergine Maria.
Nell’anno 431 a Efeso, allorché i Padri Conciliari hanno definito Maria Madre di Dio, hanno affermato che nel figlio di Maria, Dio veramente si è avvicinato alla nostra vita per condividere la Sua vita con noi. Inoltre, ricordando quanto scrive Tommaso da Celano, il più profondo motivo della devozione a Maria di Francesco d’Assisi era proprio la sua maternità divina. Ha scritto il biografo: “circondava di un amore indicibile la Madre di Gesù, perché aveva reso nostro fratello il Signore della maestà” (2Cel 198). Francesco contempla in Maria: l’esperienza del mistero dell’Incarnazione, l’esperienza dell’Onnipotente che si abbassa fino al punto di diventare, in Gesù, nostro fratello; l’Onnipotente che viene a condividere in Gesù la nostra fragilità; il Santo che scende a prender un posto tra i peccatori; l’Infinitamente degno che si umilia in Suo Figlio.
Dire che Maria è Madre di Dio, dunque, significa che l’umanità è stata toccata da Dio fino in fondo e tutte le dimensioni della vita umana sono chiamate ad essere trasformate dalla grazia di Gesù. Ci lo ricorda, in questa giornata mariana, il testo della lettera ai Galati, che ci riporta al cuore del mistero della natività di Gesù Cristo: “Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare quelle che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli”. Questa assunzione della natura umana ha portato uno straordinario capovolgimento nella storia dell’umanità. La venuta di Cristo sulla terra ci conferma infatti la nostra dignità di figli di Dio.
Invochiamo Maria, fonte della nostra gioia e a lei chiediamo per la nostra umanità, contrassegnata da tante tristezze, il dono della vera gioia. Questa gioia cristiana che non è l’allegria rumorosa e momentanee che la nostra cultura spesso identifica con questo termine e che si vende nel mercato del consumismo. È piuttosto la serena letizia che nasce dalla certezza di essere amati da Dio, amati personalmente dal nostro Creatore, da Colui che ha nelle Sue mani l’universo e che ama ciascuno di noi con amore appassionato e fedele.
L’amore di Dio è più grande delle nostre infedeltà e peccati e proprio per questo riscatterà la nostra vita dalla morte. La gioia evangelica è la gioia della fede e della speranza; ma è anche la gioia della carità, cioè della comunione con l’amore stesso di Dio e della carità che si condivide con i fratelli. Una gioia che non viene spenta dalle prove e dalle sofferenze che possiamo incontrare, ma si dimostra più forte di esse, dal momento che ha il suo fondamento nell’amore fedele del Padre che si è donato a noi in Gesù Cristo.
Oggi celebriamo anche la giornata mondiale della pace. Rinnoviamo il nostro impegno di essere, come gli angeli la notte di Natale, messaggeri del Vangelo della pace. Le nostre parole e le nostre opere siano segni della misericordia di Dio, di comunione fraterna, di solidarietà, di perdono, di rispetto per tutti.
Fratelli e sorelle, vogliamo iniziare questo nuovo anno con la benedizione di Dio su tutti noi e su tutto il mondo. Quello che Mosè ha chiesto per il popolo d’Israele diventa una realtà anche per noi, per le nostre famiglie, comunità e il mondo intero: “il Signore ci custodisca. Il Signore faccia risplendere su noi il suo volto e ci faccia grazia. Il Signore rivolga a noi il suo volto e ci conceda la pace”.
Buon anno a tutti!

