Con grande gioia abbiamo celebrato, oggi, 10 dicembre, la Professione perpetua delle nostre sorelle Sr Neelima Dakkamadugula e Sr Suneetha Pentamala.
Nella cappella della Casa generalizia Asisium, rivestita a festa, sono risuonati i canti di lode e di ringraziamento al Signore per il grande dono della consacrazione al Signore delle nostre sorelle.
In un clima di profondo silenzio e di sentita con-partecipazione, abbiamo ascoltato ed accolto il ‘sì’ per sempre delle nostre sorelle, Sr Neelima e Sr Suneetha mentre emettevano la loro professione nelle mani della Superiora generale, Sr Paola Dotto.
Il Vescovo celebrante, Mons Guerino Di Tora, nella sua omelia ha messo in rilievo con parole vibranti la bellezza e preziosità della vita religiosa, la sua missione nella Chiesa per il mondo di oggi, esortando all’impegno della profezia e della testimonianza coraggiosa e fedele a Gesù Cristo. Alcuni sacerdoti, frati francescani, chierici, numerose sorelle provenienti da comunità vicine e lontane, dei laici ed amici si sono uniti alla nostra festa ed hanno condiviso la nostra preghiera e la nostra gioia.
Venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo:
«Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».
Egli in fatti è colui del quale aveva parlato il prof eta Isaìa quando disse:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». (Mt 3,1-12)
Buon cammino di Avvento
Il 28 ottobre il Santuario del Divino Amore a Roma ha ospitato il Giubileo della Missione con oltre 900 persone dalle diocesi di tutta Italia. Non è stato un semplice momento celebrativo, ma una giornata di festa e di incontro, per riaccendere “il fuoco della missione” e lanciare un messaggio forte alla Chiese locali in Italia, affinché vadano fino alle estreme “periferie esistenziali” del mondo, secondo l’esortazione di Papa Francesco. L’occasione voleva anche ricordare i primi 100 anni di vita della Pontificia Unione Missionaria (PUM) e il messaggio del suo fondatore, il Beato Padre Paolo Manna, missionario del PIME.
Il programma ha offerto a tutti i partecipanti una riflessione su una rinnovata uscita missionaria, l’ascolto di testimonianze, il pellegrinaggio giubilare con il passaggio della Porta Santa, la celebrazione della S. Messa e la consegna del mandato missionario ai missionari partenti provenienti dalle diverse realtà.
Dalla nostra Congregazione vi hanno partecipato alcune sorelle del Consiglio generale, Sr Tiziana Tonini, Sr Georgina Vilongiyil, Sr Bernarda Alvarez, Sr Augusta Visentin; Sr Ermellina Callegaris come rappresentante della Onlus e la signora Serena Catastini a nome del gruppo delle mamme impegnate nelle attività missionarie di Missione Tau.
Da Latina era presente anche Sr Rosalia Vedovato con il gruppo della diocesi.
Durante la preghiera del mattino suor Elisa Kidanè, comboniana, ha commentato il Vangelo di Matteo (28, 16-20) invitando ad avere nella nostra voce, la Voce di Gesù, nei nostri occhi, la Sua Luce e nei nostri cuori, la Sua Misericordia.
Dopo i saluti del direttore di 'Missio', don Michele Autuoro, è seguita la riflessione del vescovo di Bergamo, Mons. Francesco Beschi presidente della Commissione episcopale per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese. Mons Beschi ha detto prima di tutto che “La gioia non è una dimensione ornamentale ma decisiva dell’essere missionari. La missione nasce dalla gioia e ha come compito la comunicazione della gioia” e ha poi sviluppato la sua riflessione attorno a tre temi: Il libro della missione, il fuoco della missione, la porta della missione.
Così ha esortato i presenti “Aprire il libro della missione significa ritrovare una narrazione inesauribile di storie, esistenze, rappresentazione di volti missionari. Non è un’operazione nostalgica. È veramente inserirci noi, così come siamo, dentro la grande storia missionaria. Significa che possiamo alimentare in noi l’ardore apostolico, ricordando, rinarrando la missione. La narrazione è necessaria, come la narrazione evangelica. Non è solo raccontare una bella storia, ma è comunicare un’esperienza… esortando tutti e ciascuno a «essere oggi è un altro Gesù Cristo. Dovete poter dire come san Paolo: “è Cristo che vive in me”».
Il fuoco della Missione è lo Spirito. Non c’è missione evangelizzatrice che non debba essere accesa dallo Spirito di Dio.La nostra è una missione spirituale, che ha anche la densità di un corpo, di un gesto, di una storia, perché è innanzitutto missione dello Spirito. Il luogo dove si accende questo “fuoco” è il cuore dell’uomo, quello in cui Gesù vuole porre il suo Spirito. Tutto può essere missione, ma non sarà missione evangelizzatrice se nel nostro cuore non si accende la missione dello Spirito».
La porta della Missione. La porta della Misericordia si identifica con la porta della Missione. Viceversa, la porta della Missione non può che essere la porta della Misericordia. Dobbiamo attraversare questa Porta con rinnovata disposizione missionaria, con convinzione, gioia e generosità”.
Terminata la riflessione di Mons Beschi, l’assemblea si è divisa in vari gruppi per ascoltare testimonianze missionarie lungo sette aree tematiche: accogliere, guarire, liberare, proteggere, riconciliare, soccorrere e sperare.
Dopo il pranzo tutti i partecipanti si sono ritrovati nel cortile del santuario antico per il pellegrinaggio giubilare con il passaggio della Porta Santa e la celebrazione della Messa presieduta da monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della CEI, al termine della quale è stato affidato il “mandato” ai missionari e alle missionarie partenti.
La celebrazione è stata solenne e festosa, nella gioia di sentire la vivacità e l’entusiasmo della Chiesa missionaria oggi, nonostante le tante fatiche, le tante sfide.
Per tutti rimane l’augurio e la sfida che già Paolo VI aveva offerto a tutti i cristiani e missionari: «Possa il mondo del nostro tempo e di ogni tempo ricevere la Buona Novella non da persone scoraggiate, ma da evangelizzatori che abbiano per primi ricevuto in dono la gioia di Cristo».
Celebriamo nel mese di ottobre la 90° Giornata Missionaria Mondiale che ha come slogan “Nel nome della misericordia”.
Viviamo un mese missionario dagli orizzonti grandi quanto è grande il mondo, considerando l’impegno missionario come connaturale alla nostra consacrazione e vivendo la propria vocazione come servizio universale alla Chiesa e al mondo.
Siamo chiamate ad aprire sempre più il cuore allo spirito missionario e a impegnarci con la preghiera e con gesti concreti di solidarietà nell’aiuto alle chiese più povere.
Come suore francescane sorte per le “missioni apostoliche”, ovunque nel mondo portiamo il messaggio evangelico attraverso l’educazione di bambini e giovani senza alcuna distinzione di lingua, etnia o religione.
La testimonianza riportata nell’articolo seguente conferma con quale spirito missionario e apertura culturale le nostre prime sorelle operavano in Medio Oriente già nel secolo XIX.
Da Gemona a Istanbul la scuola senza pregiudizi che piaceva al sultano
Le suore presenti dal 1872 ne fecero il centro dell'attività educatrice in Oriente. Furono cosí gradite da aprire anche a Rodi dove s'imparava l'italiano e il greco.
Quando si parla di tutela delle culture, di società multirazziale da valorizzare e affermare, della trasversalità degli insegnamenti e del villaggio globale dei saperi, un pensiero, qui, nella nostra regione, va inevitabilmente alle suore francescane del Convento di Santa Maria degli Angeli a Gemona che addirittura dal 1865 aprirono le prime scuole negli Stati Uniti (con un rapido sviluppo) e nel 1872 nella stessa Istanbul che divenne il centro dell'attività educatrice in Oriente.
Non erano forse esercitate alle valanghe di dibattiti e ai sofismi intellettuali che ogni giorno imperano nei "salotti della comunicazione", ma svolsero con impegno il loro ruolo, insegnando anche le lingue a fanciulle non solo cattoliche, ma greco-ortodosse e turche (quindi musulmane), dando così avvio a quella che diventerà la Provincia orientale dell'Ordine.
L'attività scolastica continuava a Gemona e continua tuttora con le scuole elementari e medie.
La didattica non veniva ovviamente tralasciata sin dalla fine del diciannovesimo secolo quando proprio nella nostra regione si aprivano i dibattiti più vivaci e interessanti sulla formazione dei bambini e degli adolescenti.
Basti pensare ad Aristide Gabelli (1830-1891), questo maestro della pedagogia positivista che evincerà con chiarezza i problemi di ordine pratico-politico che avrebbero dovuto riformare i metodi educativi perché la scuola rispondesse ai nuovi bisogni degli Italiani.
Per questo c'era bisogno di una "scuola positiva" dando origine al suo antiformalismo pedagogico avverso all'astrattismo ed alla trita retorica.
I suoi testi sono ancora presenti nella Biblioteca storica delle Suore di Gemona a prova di una attenzione verso i nuovi processi di formazione e di apprendimento.
Non va dimenticato che proprio in Friuli si sperimenteranno anche i metodi del famoso Friedrich Fröbel (1782-1852), infatti nell'anno 1874 veniva pubblicata a Udine l'opera "Sui giardini froebeliani" e furono aperti due giardini d'infanzia con quel metodo (di questo si sta da tempo occupando la studiosa Maria Sello sondando realtà didattiche e formative inaspettate).
Nel dopoguerra peraltro su sollecitazione della Duchessa Elena d'Aosta veniva fondato l'O.N.A.I.R. (Opera Nazionale di Assistenza all'Italia Redenta, 1919) con la capillare diffusione dei giardini d'infanzia in tutti i paesi del Friuli, affidandone molti alle suore formatesi proprio a Gemona, che nel 1952 apriranno altresì i corsi per la scuole superiori (le Magistrali) e un liceo linguistico contando anche sulla presenza di religiose provenienti da missioni e spesso di madrelingua delle nazioni di provenienza.
L'attività dell'educandato di Costantinopoli, come detto con presenze di diverse religioni fra le allieve, procedeva così speditamente e con buona fama che ben presto si poté aprire quello di Rodi dove le religiose avevano inserito corsi per l'insegnamento dell'italiano, del greco, del francese e del tedesco.
Un patrimonio di esperienze e di saperi che si divulgherà in buona parte del Medio Oriente, da Rodi, a Cipro, Cefalonia e Zante, ad Ankara, a Larnaca, a Nicosia e al Libano. Una serie di interrelazioni culturali e sociali che coinvolgono anche le scuole di Gemona che possono profittare di una multiculturalità non solo di facciata, ma di forte valenza informativa e formativa e questo si traduce nei molti interventi che si sono concretati a livello didattico e propositivo con un impegno che da sempre distingue la scuola.
Il sogno della fondatrice, la Duchessa Laura Leroux de Bauffremont, sostenuta dalla guida di Padre Gregorio Fioravanti, prende dunque forma dalla perseveranza delle prime sorelle nonostante le molte difficoltà incontrate nel mondo, comprese le due disastrose guerre mondiali con i rispettivi tragici cambi di regimi nell'Est e nell'Oriente, o nella stessa Gemona con il drammatico terremoto del 1976, che coinvolse l'Ordine in una vera e propria rifondazione.
Il convento era nato negli antichi locali che dal 1277 al 1810 erano stati sede del Monastero delle Clarisse, ricostruendolo, grazie alla Duchessa di Bauffremont e dedicandoli a Santa Maria degli Angeli; quasi un proseguo di una vocazione familiare che si era già espressa con la madre della Nobildonna nel costruire a Gerusalemme un importante realtà religiosa.
La madre della fondatrice era una Bossi de La Tour d'Auvergne che senz'altro ispirò in queste sue scelte Laura de Bauffremont.
La scuola di Gemona che attualmente segue l'istruzione dalle elementari alle medie offre quell'ampio respiro che trae origine da una vocazione di confronti e relazioni nel mondo e riportando nell'antica struttura madre quei saperi e quelle imperdibili esperienze che filtrano nell'odierno assetto didattico-educativo della scuola.
Fonte:Messaggero Veneto
http://messaggeroveneto.gelocal.it/tempo-libero/2016/09/28/news/da-gemona-a-istanbul-la-scuola-senza-pregiudizi-che-piaceva-al-sultano-1.14172117?ref=search

